Una cosa che Ermeteuse non disse subito a nessuno, se non alla famiglia che ospitò, era che lentamente i ricordi del suo passato stavano tornando. A poco a poco, frammenti di memoria emergevano nei momenti più inaspettati, intervallati a volte da quelle che lui chiamava "sessioni di meditazione", che servivano più spesso a ricucire insieme i brandelli della sua breve vita che a trovarne di nuovi. La meditazione era un'arte sconosciuta ai poveri pescatori di Mimeme, e ancora meno alla poverissima famiglia di albergatori che ospitavano Ermeteuse.
I cacciatori di reperti avevano cercato di prendere con loro Ermeteuse, per usarlo come guida vivente per le rovine; ma la famiglia che gestiva l'ostello (che Ermeteuse riconobbe poi come un ex-caserma della periferia dell'antica Città) si oppose, avendo preso in simpatia il ragazzo. Questi seppe farsi valere giocando insieme da cherubino e da diavoletto: disse di non ricordarsi niente di niente e di non volere nemmeno ricordare, e ricordò al capitano dei cacciatori che sapeva che questi aveva prelevato l'enorme banco di memoria del suo Hibernaculum. Questo era un reato da corte marziale, per un Esercito affamato di tecnologia informatica prebellica. Il ragazzo scambiò la sua libertà per il suo silenzio.
Ovviamente, non ci perdeva niente: gli Hibernaculum contenevano un elaboratore centrale e uno di riserva, e l'ingenuo capitano aveva strappato in fretta e furia il secondo dal suo telaio in metallo... Lasciando però attaccato all'Hibernaculum il suo alimentatore. Il povero albergatore pensò che Ermeteuse sorridesse solo perché era ora libero.
sabato 11 settembre 2010
giovedì 9 settembre 2010
Ermeteuse #2
Lo stesso Ermeteuse non aveva mai nascosto che il suo nome era falso - o quantomeno non era il nome datogli da chi lo generò e crebbe. Quando lo portarono nel villaggio, tre anni prima, l'unica cosa che poté dire quando si risvegliò era che si era svegliato da un sonno artificiale, e che poteva essersi dimenticato qualcosa. L'avevano ritrovato nell'entroterra abbandonato, colmo di rottami bellici e prebellici, e dove ancora si potevano trovare le rovine di una città abbandonata già prima della Guerra. In un solitario torrione che si alzava sbilenco, con un angolo piuttosto stretto, un furgone di cacciatori di reperti aveva notato delle luci che non solo erano accese, ma lo erano rimaste per tutte le due settimane che i cacciatori avevano dedicato a quella zona. Andando in avanscoperta, un esploratore tirò incautamente una leva, e fu così che scoprirono quello che Ermeteuse identificò poi come un sistema di espulsione di emergenza per camere di ibernazione. Ma quello che c'era sotto questo tubo di espulsione, Ermeteuse non lo seppe mai dire. Qualcuno, nell'Esercito, sospettò che Ermeteuse mentisse: ma in ogni caso a loro non interessava saperlo, dato che da alcune traccie dell'antico Catasto, quella zona altro non era che un Bunker di Hibernacula, dove altro non c'era se non paratie blindate e nuclei di ibernazione. Nuclei che dovevano essere per forza di cose spenti o danneggiati oltre ogni limite, se quello di Ermeteuse fu l'unico ad essere espulso, soprattutti dati i cedimenti del terreno provocati dalle piogge e dalle bombe del decennio prima.
Fazioni
C'è qualcosa che non va con i comunisti di oggi. Quando ho fatto notare che Saddam non era uno stinco di santo perché aveva ammazzato diversi villaggi Kurdi, avendo in mente un capitolo di Pappagalli Verdi, mi sono visto rispondere così.
Però ho "sommato" questa risposta a un'altra che avevo ricevuto mesi fa, durate un dibattito su Israele e Palestina.
Ma vedi che non capisci un cazzo di niente?
E perché i curdi conterebbero più dei Palestinesi?
E perché i curdi quando Saddam li ammazzava nel 1987 NON CONTAVANO UN CAZZO, ma quando a Bush e a Israele ha fatto comodo HANNO COMINCIATO A CONTARE TANTISSIMO.
Ma tu lo sai che i curdi Saddam li ha ammazzati coi gas ricavati dalle "Supplies Agricole" vendutegli dagli USA?
E che gli USA SAPEVANO BENISSIMO che le avrebbe usate per ricavarne armi chimiche nel momento stesso in cui gliele vendevano?
E che l'Occidente, il bravo, tenero, pucciosetto e democratico occidente HA SAPUTO DELLA STRAGE DEI CURDI grazie ai filmati distribuiti dall'IRAN (allora impegnato a difendersi dall'aggressione di Saddam) che riprese le vittime di Halabja???
E che subito dopo questa cosa la Casa Bianca (di Ronnie Rambo Reagan) rilasciò comunicati dove diceva che "era tutto un affare interno irakeno".
UN AFFARE INTERNO IRAKENO!
Quindi non venite vent'anni dopo a dire che Saddam era un tiranno cattivo.
Capito?
Tutti fatti veri, però...
Possibile che pur di dare contro agli Americani (cosa giustissima, quando si parla di queste vecchie faccende oscure) si rischi di appoggiare persone che - per così dire - non meriterebbero appoggio? Ho visto persone giustificare gli attentati terroristici dei kamikaze palestinesi in termini non solamente sociologici, perciò temo che la risposta sia sì.
martedì 31 agosto 2010
Riflessioni in tema antropologico-culturale #1

Non voglio che i miei nipoti e pronipoti vivano in un paese in gran parte musulmano, in cui si parla prevalentemente turco e arabo, dove le donne portano il velo e il ritmo della giornata è scandito dai muezzin. Se voglio questo, posso prenotare una vacanza in Oriente.
Ci preoccupiamo del clima del mondo tra 100 o 500 anni. Perché dovremmo essere interessati al clima tra 500 anni, quando il programma tedesco per l’immigrazione sta lavorando per l’estinzione dei tedeschi?
Parlare con gli immigrati turchi di terza generazione non vuol dire parlare davvero il tedesco, c’è una ostilità verso l’integrazione ben precisa. Ma perché, ci si chiede, si osservano queste difficoltà mentre in quasi tutti gli altri gruppi di immigrati non c’è questo problema? Tutto ciò è stato trascurato per troppo tempo, l’invecchiamento e la diminuzione della popolazione tedesca vanno di pari passo con i cambiamenti qualitativi nella sua composizione. Il continuo aumento dei meno forti e dei meno intelligenti renderà meno forte il futuro della Germania. È inevitabile che la Germania sarà più piccola e più povera.
Domanda: Perché queste dichiarazioni hanno creato tante polemiche?
Una mia prima risposta, quasi a freddo, sarebbe: Perché implica che un processo di immigrazione significhi la morte della cultura ospitante. Inoltre, presume che le "attitudini culturali" siano fisse e immutabili, e non è per niente così. In genere, chi afferma questo e muove campagne di lotta al riguardo è nel 90% un bugiardo che sa di esserlo, ma che tira le fila del movimento per interessi economico-politici mascherati da rivendicazioni culturali. Questo ovviamente non significa che queste affermazioni non possano essere "sincere". Molto probabilmente lo sono, però mi piace ricordare che in quest'epoca che chiamiamo "della globalizzazione" le questioni sociali si intersecano ancora di più con le questioni politiche. E non solo stando all'interno degli stessi gruppi coinvolti, anche dei singoli casi, ma anche all'esterno. In una società le parti sono interconnesse per natura, e in queste questioni sono interconnesse a doppio filo.
Alla mia prima risposta ho sentito rispondere:
Perché implichi che proteggere una cultura nasconda per forza qualcosa, una specie di società segreta? conda per forza qualcosa, una specie di società segreta?
Ma non c'è nessuna "società segreta". Un esempio, raccontato molto rozzamente e senza perizia: la padania e la Lega Nord. Non esiste una "cultura padana", storicamente. Eppure, i leghisti più "puri" (o, per meglio dire, più ideologicamente alti: andando più terra-terra o semplicemente nella Brianza vediamo, detto in breve, una semplice lotta per la qualificazione del territorio) propugnano la loro lotta usando la "cultura padana" come motivazione e guida.
In questo caso una motivazione di rivendicazione culturale altro non è che una lotta politica. Leggiamo qualcosa di Fredrik Barth, per chiarirci le idee. È la base, secondo me, di un qualsiasi ragionamento sulle "lotte" e "rivendicazioni": cioè che nel seguirle dall'esterno ci dimentichiamo completamente dell'esistenza di giochi di potere all'interno della cultura/movimento. E questa è una cosa fondamentale. Quando parliamo delle "dichiarazioni dei musulmani" non facciamo caso al fatto che certe dichiarazioni non sono emesse in modo plebiscitario dall'intera comunità musulmana di un paese, di una città, di una nazione o del mondo; ma semplicemente da chi in quella data situazione in quel dato momento temporale, ha il potere per far giungere un messaggio con la forza e la capillarità desiderata.
Altre risposte potrebbero essere
Non è ipocrita? Se uno vuole rivendicare il suo diritto di essere arabo in terra straniera va bene e c'è da capirlo, se uno dice che la sua cultura d'origine europea sta morendo allora è un sordido nazista mosso da poteri occulti.
Non si sa perché ma qualsiasi vagito identitario proveniente dall'Europa viene etichettato negativamente.
La prima frase è un dilemma nel quale cadono molti giovani commentatori di sinistra, secondo me. La verità secondo me sta tutta nella stratificazione delle lotte di potere che definiscono l'emergere di una rivendicazione come paravento o giustificazione morale di "altro".
La seconda frase secondo me altro non è che l'effetto - per me benevolo - degli studi sull' uso politico della Storia. Certo, forse agli "scienziati sociali" o aspiranti tali (tipo il sottoscritto) si profila un'era di paranoie.
E ancora
E che ci sia una volontà di non-integrazione da parte dei musulmani lo vogliamo prendere in considerazione o no?
Domanda fatale: Ogni singolo musulmano? E, dato che mi piace molto provocare passando per paralleli, abbiamo mai pensato alla situazione opposta? "Noi", o per meglio dire tu o me, vogliamo che "loro" si integrino? E che significa "integrare", a proposito? Assimilare? E chi assimila chi? Integrare? Ma allora non siamo né italiani né stranieri? Allora a questo punto le diatribe sull'integrazione perdono di senso!
Io credo che la verità stia un po' nel mezzo. L'integrazione migliore è forse quella situazione nella quale non ci si rende conto di avere a che fare con persone aliene a noi. E l'alieno di oggi è il musulmano, e l'alieno di ieri era il siciliano, e l'alieno di domani...
C'è una sostanziale quantità di musulmani che non vogliono imparare la lingua del paese ospitante e che sovente fanno opera di diffusione della Sharia
Una piccola raffica:
C'è una sostanziale quantità di musulmani
Definiamo "sostanziale".
che non vogliono imparare la lingua del paese ospitante
Sapeste quanti italiani e americani ho visto (sarò onesto: più spesso, sentito dire) "non" farlo, mentre risiedevano all'estero! Per gli americani ho più indizi personali per motivi di lavoro, ma non oso generalizzare.
e che sovente
Abbiamo contato ogni singolo caso? Sappiamo per certo che ogni musulmano in italia segue la sharia?
Definiamo "sostanziale".
che non vogliono imparare la lingua del paese ospitante
Sapeste quanti italiani e americani ho visto (sarò onesto: più spesso, sentito dire) "non" farlo, mentre risiedevano all'estero! Per gli americani ho più indizi personali per motivi di lavoro, ma non oso generalizzare.
e che sovente
Abbiamo contato ogni singolo caso? Sappiamo per certo che ogni musulmano in italia segue la sharia?
A me non importa che questo sia vero o falso: il punto è che dubito molto che ogni singolo musulmano, supponiamo nordafricano - ovvero un individuo non dissimile da un italiano cattolico o da un russo ortodosso per quanto riguarda l'universale umanità che ci caratterizza in quanto entrami Homo Sapiens - ragioni in questo modo. Invece, per farla in breve (l'ora è tarda), "noi" individui, i cosiddetti "gruppi di influenza ora al potere" (ricordiamoci che la nostra rielaborazione personale altro non è che rielaborazione di input che sono output di [mass] media, e altro*), etcetera, ragioniamo con una logica che in soldoni è "fare di un'erba un fascio". Forse, molto rozzamente, è questo il problema basilare nelle relazioni tra persone, gruppi, società - andando a salire.
* È un discorso molto complesso, che non affronterò qui
2010 Roland - Étienne
martedì 24 agosto 2010
Ermeteuse, #1
Sopra la casa di Ermeteuse, c'era un'antenna. Non la semplice asta di ferro che raramente faceva capolino sui fragili tetti delle case in tufo che sottostavano al piccolo promontorio dove si ergeva la pur modesta casa di Ermeteuse: la sua antenna era una torre alta dieci metri, un intrico di cavi e travi in metallo che si accastellavano a formare quello che era l'edificio più alto che il villaggio di Mimeme avesse mai visto nei suoi quarant'anni di storia.
Questa antenna era insieme l'orgoglio e lo spauracchio degli abitanti del villaggio: grazie a lei arrivavano spesso camion dell'Esercito ricchi di provviste che i soldati donavano alla povera popolazione del posto; ma insieme temevano che un giorno il Nemico scoprisse la grande mano in metallo che Ermeteuse agitava nell'etere, in cerca della sua Voce.
Perché a questo serviva quella torre, con tutti i suoi cavi e tutte le sue antenne di forma inusitata e ormai dimenticata: captava nell'aria le segretissime trasmissioni cifrate del Nemico, e se già questo si era visto nei secoli che precedettero la Guerra, era grazie a Ermeteuse che tutto poteva funzionare. Il rapporto tra Ermeteuse e l'antenna era diretto, mediato solo dalla complessa interfaccia neurale che copriva spesso il cranio del giovane. La natura della tecnologia usata dal giovane era quasi sconosciuta allo stesso Esercito: come unico tecnico e utilizzatore della complessa struttura, relitto ancora funzionante di chissà quale ormai antica tecnologia pre-Guerra, egli aveva fortissima influenza sull'Esercito.
Ermeteuse afferrava la Voce del Nemico, la ascoltava e decifrava, e ne offriva il contenuto all'Esercito; in cambio, l'Esercito si teneva lontano dal villaggio di Mimeme e dalle sue vicinanze, e offriva cibo e manutenzione delle scalcinate macchine dissalatrici.
Questa antenna era insieme l'orgoglio e lo spauracchio degli abitanti del villaggio: grazie a lei arrivavano spesso camion dell'Esercito ricchi di provviste che i soldati donavano alla povera popolazione del posto; ma insieme temevano che un giorno il Nemico scoprisse la grande mano in metallo che Ermeteuse agitava nell'etere, in cerca della sua Voce.
Perché a questo serviva quella torre, con tutti i suoi cavi e tutte le sue antenne di forma inusitata e ormai dimenticata: captava nell'aria le segretissime trasmissioni cifrate del Nemico, e se già questo si era visto nei secoli che precedettero la Guerra, era grazie a Ermeteuse che tutto poteva funzionare. Il rapporto tra Ermeteuse e l'antenna era diretto, mediato solo dalla complessa interfaccia neurale che copriva spesso il cranio del giovane. La natura della tecnologia usata dal giovane era quasi sconosciuta allo stesso Esercito: come unico tecnico e utilizzatore della complessa struttura, relitto ancora funzionante di chissà quale ormai antica tecnologia pre-Guerra, egli aveva fortissima influenza sull'Esercito.
Ermeteuse afferrava la Voce del Nemico, la ascoltava e decifrava, e ne offriva il contenuto all'Esercito; in cambio, l'Esercito si teneva lontano dal villaggio di Mimeme e dalle sue vicinanze, e offriva cibo e manutenzione delle scalcinate macchine dissalatrici.
venerdì 2 luglio 2010
Felicità, Tristezza, Futuro Incerto
Se n'è andata. Alla fine, pare davvero che io non sia innamorato di lei: non ho provato molto, quando è stato il momento di farlo. Che sia stato l'ambiente? No, è cambiato anche quello.
Stamattina mi sono svegliato con un sentimento strano: insieme felicità e tristezza. Poi lei mi ha detto che si è incontrata con il suo ex, e... non me ne è fregato molto. Voglio dire: non ho avuto quel rosik che ho di solito, ma solo un mezzo rosik dato dalla "attrazione fisica" che provo verso di lei. Fin. Ma la cosa divertente è che lo sento sempre di meno. Non so, forse sono guarito e ora lei è davvero la mia Migliore Amica del Cuore e basta. Poi, chissà. Magari un giorno sarò davvero un ragazzo carino e avrò tanta sicurezza di me da poterci provare sul serio. Forse. Potrei anche riuscire nel mio intento, ma non volerci provare per niente. Il Destino, che tante carte ha giocato in questa pazza settimana, potrebbe rivelarmi tante altre sorprese. Fede in Dio inclusa.
E niente, è un anime fantastico per costruzione di personaggi, scene divertenti, e situazioni verosimili (ma non per forza realistiche). Tonami,figo della madonna ma che alle medie era un ciccioneera il mio personaggio preferito perché sognavo un giorno di sbocciare come lui. Invece sono rimasto un bambino ciccione. In anima e corpo.
Parlando di curiose love story, mi è tornato in mente KareKano: ai tempi mi prese moltissimo, ero un ragazzino alle soglie della fine delle medie e sognavo di ritrovarmi nelle situazioni dell'anime, amore-tra-i-banchi-di-scuola incluso. Invece ero in ETERNAL FRIENDZONE OF DOOM con la mia compagna di banco e mi avviavo già ad essere un cinico asociale in mezzo a un centro di formazione pieno di truzzi e rimbambiti (sia chiaro: dopo un po' la situazione migliorò, ma i primi anni era davvero un mezzo inferno, benché abbia imparato tanto da quella esperienza).
E niente, è un anime fantastico per costruzione di personaggi, scene divertenti, e situazioni verosimili (ma non per forza realistiche). Tonami,figo della madonna ma che alle medie era un ciccioneera il mio personaggio preferito perché sognavo un giorno di sbocciare come lui. Invece sono rimasto un bambino ciccione. In anima e corpo.
Ma su questo ho deciso di lavorarci su. So che è la trentesima volta che lo dico, ma stavolta il punto è farlo non con grandi passi memorabili, annunziati in pompa magna, ma con piccoli gesti quotidiani che formeranno poi un grande cambiamento. Nel frattempo, cerco di studiare per l'esame di oggi, che mi trascino da mesi.
Inoltre, in questi giorni, dovrò farmi passare questa stranissima sensazione che mi pervade. Non potrò essere felice e triste insieme per molto, e vorrei che rimanesse la prima parte. E che "Punto" di Jovanotti mi si levasse dalla testa, prima che mi metta a pensare che sono invero innamorato di lei, che voglio invece solo come migliore amica. No, non come scopamica.
Ultima cosa: una mia caratteristica è concentrarsi sempre su una sola ragazza. Forse dovrei fare il playboy e gigionare con molte, ma io mantengo nel mio cuore al massimo due ragazze. Certo, per Lei c'è sempre un posto speciale: ma è qualcosa di diverso ormai.
La vita mi si schiude davanti con le sue infinite possibilità, e io voglio ora attraversarne molte se non tutte. La "vita abituale" è insieme colonna portante e catena segregante: e così non dev'essere più.
Amo, voglio amare, voglio essere amato, voglio la gioia del mondo: con questa frasucola da smemoranda chiudo e mi godo l'enorme espansione della mia sfera emozionale degli ultimi anni, che mi porta a piangere per (apparenti?) sciocchezze.
Amo.
venerdì 4 giugno 2010
lunedì 31 maggio 2010
sharethis
Boh, non so 'na sega di webdesign. Se sapete dove cazzo devo infilare questo codice sono contento.
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