venerdì 11 settembre 2015

The Night Believer

Scopro che i Mew nonostante tutto fanno ancora musica, non uguale a prima ma nemmeno stravolta come invece han fatto gli Interpol - oh, dopo Antics e My Love to Admire proprio non sono riuscito a gustarmeli.



Il video poi è carinissimo!









(Sì, è il primo post su questo blog dopo più di un anno)

mercoledì 30 luglio 2014

Flusso di Coscienza

Mi fa sempre girare le scatole che da quando è tornato PK e ho incontrato Artibani lo sceneggiatore penso da un po' tornando a quanto pensavo prima di come volessi tornare a scrivere ma porcaboia è incredibile come tante volte vogliamo fare qualcosa ma non abbiamo nemmeno la mnima idea di come farlo. Cioè, ok bello dire di volere scrivere, così come anche il volere disegnare, poi però quando magari ti ritrovi con un portatile in mano come questo mac che un carissimo amico mi ha imprestato - tra parentesi: con odio devo dire, ma che figata di portatile - e niente non ti viene una mezza idea se non dopo un po' di fare uno stupido flusso di memoria sul blog. Che poi di flussi di memoria me ne vengono a iosa quando cammino per strada, una roba che forse un giorno mi farà ammazzare quando camminerò col rosso in circonvallazione esterna mentre mi immagino un'epica storia fantascienza - lol, WinGenzo - o penso a che cosa comprare quando mi arrivano i soldi dello stipendio.


martedì 29 luglio 2014

You are (not) a fan of Evangelion

Beh, signori, se perfino il Doc Manhattan dopo 7 anni del suo blog riesce a parlare di Evangelion, penso che nemmeno io possa ormai esimermi non solo dal parlarne, ma dal superare il blocco psicologico che mi impediva di vederne i film (nonostante il fatto che io, da tutto il materiale letto su internet, possa tranquillamente ricostruire ogni singola scena e relativa interpretazione psicologico-cabalistica).

Nel mentre un caro amico mi ha prestato il suo MacBook, e devo ammettere che non è male. Non uso mac da anni, dai tempi dell'iBook G4 il quale giace ancora in un ripiano in camera mia in attesa di riparazione. Ma non ho riscontrato particolari problemi nell'uso, anche se devo dire che sto usando OS X 10.6.8 e non le - a quanto pare - differenti versioni più recenti.


Stay tuned per una recensione di Evangelion. Dove per "recensione di evangelion" intendo, naturalmente, una recensione delle emozioni che questo accrocchio di anime mi ha fatto e mi fa provare da una decina di anni e passa.

Per ogni rinfrescata consiglio questo sito, curato da un'altra congrega di matti che leggevo già anni e anni fa.



P.S. Come ca°°o fate voi macachi ad usare una tastiera senza CANC non lo so, e non so nemmeno come facevo io

venerdì 18 luglio 2014

Per la serie "recuperati"

Mi ero dimenticato di avere scritto questa "cosa" - ben quattro anni fa - sul mio abbandonato profilo DeviantArt.
Però quella ragazza non me la sono dimenticata. Ogni tanto, anche se forse sempre più raramente, penso a lei e alla sua storia.


Ritornare solo per riportare

Tra i miei vizi di utente Internet, uno dei peggiori è quello di leggere più i commenti che le notizie. E di rispondere con pistolotti.


domenica 23 marzo 2014

L'Abito fa il monaco

Sono tempi strani questi. 

A inizio anno, stanco di un periodo della mia vita insoddisfacente che faceva seguito ad un altro strano periodo della mia vita che ha seguito la laurea, mi ero messo a fare una breve serie di buoni propositi. Tipo cambiare in meglio, vivere meglio la vita, decidere un po' cosa fare della sopracitata. 

Ecco, iniziamo con il dire che a modo mio - perché le cose le faccio sempre a modo mio, si direbbe - i buoni propositi li sto seguendo e forse anche realizzando. Un po' in ritardo, forse, 'che tipo solo ora mi rendo conto che li sto realizzando, ma ci sta. Due mesi di ritardo, dopo un anno, sono poca cosa. Forse. 

Per il compleanno di un amico della compagnia di Rho (perché ormai la mia nightlife è più a Rho che a Milano) avevo promesso di venire al concerto di Max Pezzali al Forum di Assago, lo scorso  Febbraio. Io non ascoltavo Max Pezzali da diverso tempo, e a malapena sapevo qualche nota di "L'Universo Tranne Noi". Mi ero promesso di recuperare su Spotify i due album di buio (dopo "Il mondo insieme a te" non ho più comprato suoi dischi) ma non l'ho mai fatto.
L'album di traino del concerto, MAX 20, era stato da me bollato come commercialata e buttato nel dimenticatoio alla sua uscita.

Tuttavia non avevo buttato nel dimenticatoio Max - il suo programma su Deejay TV mi aveva fatto conoscere il mondo della moto, e i miei amici sanno quante palle ho rotto loro sull'idea di comprarmi una moto (parlerò più avanti di come questo sia un sogno forse irrealizzabile).


Beh, insomma: finito il concerto ero diventato un Pezzaliano, a modo mio ma sempre pezzaliano. Ho riversato a computer tutti i miei vecchi dischi di bambino, e per un po' ho ascoltato solo 883 e Pezzali. Ogni tanto un po' di metal francese, ma giusto per staccare. Einaudi solo il sabato notte quando tornavo a casa stanco morto. Poi ci sarebbe l'attività corale, ma quella è un po' in pausa e sto studiando veramente poco. Aver comprato "I Cowboy Non Mollano Mai" non ha migliorato le cose: ora almeno una volta al giorno ne leggo qualche pagina, con circospezione e rapimento, sciorinando le pagine con il contagocce con il timore non solo di perdermi qualcosa, ma di finirlo troppo presto. 

Capiamoci: non sto crescendo nel mito di Max Pezzali. Sto crescendo nel mito di uno che ce l'ha fatta, è una cosa un po' diversa. Poteva essere Pezzali come gli 883 come Fiorello come Barry Gibb. Stavolta si sono accordati anagrafe, geografia e storia.


Comunque qualche molla in testa mi si è sbloccata. Tante piccole cose che magari c'erano già, avevo già notato, hanno iniziato a combaciare tra loro come un mosaico che non sapevo esistesse prima.
Remore di una adolescenza simile ma diversa negli esiti - Max una compagnia l'ha avuta fin da ragazzino, io ho dovuto aspettare i vent'anni per inaugurare la socializzazione che di solito ha un sedicenne - qualcosa degli Ottanta e dei Novanta di Max ha sgocciolato nel mio inconscio mutando, si direbbe, qualcosa nel mio modo di vedere la vita. 

Ho ripreso in mano la chitarra, ma con uno spirito un po' diverso. Ho iniziato a guardare il guardaroba e capire che metà di quella roba era da galera. Ho iniziato a fare tante piccole cose che magari facevo già, ma in un modo diverso. Una stronzata sopra tutte: ho iniziato a mettermi magliette e camicie sopra. La prima di quest'ultime è un regalo della mia ex che non avevo messo tipo mai. Sbagliavo solo l'uso, e ora non la darei via per niente al mondo. Lo so, sono cazzate, e anche cazzate un po' fuori moda (pensate che volevo mettermi sotto una maglietta degli 883, uno di queste settimane). So 1990s. So hipster. Sticazzi. La camicia a quadri da boscaiolo me la sono comprata perché mi piace, mica voglio essere Kurt Cobain la vendetta.

Però sono fatto così, sono le piccole cose che mi cambiano. L'abito fa il monaco. Non perché cambi effettivamente quello che c'è sotto la tonaca, ma perché se anche è una sorta di maschera, è una maschera che facilita il contatto tra l'io e il fuori. Ok, fine della parentesi psicologica però.

Nel frattempo ho partecipato ad una festa per San Patrizio dove ho conosciuto tante belle persone, ognuna con le sue storie, che mi dispiace solo non aver potuto sentire tutte. Ognuno di noi ha i suoi scazzi.

Lì ho capito che ci stavo dentro. 
I can't wait. Sono ancora un po' infangato, ma passa tutto.


P.S. in tutto questo, non vado in palestra da mesi, e 4-5 kg in più me lo ricordano. Ma lavoreremo anche su questo.


giovedì 13 marzo 2014

Terzo tempo

E' da veramente tanto che non scrivo più. Tanto tempo, davvero tanto. Forse nel tempo ripercorrerò tutte le cazzate che sono successe in questo anno, che sono poche ma nemmeno così poche.

Se una delle mie più grandi paranoie è il pensiero di non avere vissuto abbastanza cazzate nella vita, non posso nemmeno essere troppo crudele con me stesso e dire di non avere quantomeno provato a recuperare.

Da un po' pensavo di scrivere quel che mi succede, come con i vecchi cari blog di una volta, i diari digitali: eppure non ho mai trovato un momento per farlo. Sono passati 12 mesi e non ho mai trovato un momento per me. Vi sembra normale? A distanza di 7 anni dall'ascolto, capisco il senso di alcuni brani di "Time Out" di Max Pezzali. Forse questo non è il mio secondo tempo, ma se a Capodanno avevo promesso a me stesso che il 2014 sarebbe stato un momento di raccoglimento prima di spiccare il volo di nuovo, nulla mi vieta di iniziare già a correre. Sono partito tardi, dopo due mesi volati praticamente via dalle mie mani?

Riconosco la cazzata, e come al solito non so darmi una spiegazione. Non una concreta. Capita. Prendo nota e vado avanti.

Scrivo questo avendo letteralmente davanti agli occhi "I Cowboy non Mollano Mai" di Max Pezzali. Sono davvero contento del mio acquisto. E non avete idea di quanto certe volte invidio quel che leggo. Ma anche se parto con 10-5 anni di ritardo, sono sempre in tempo.

giovedì 21 novembre 2013

In un circolo vizioso?

Il mio problema, pare, è che sono in un circolo vizioso.

Non sto progredendo granché personalmente e lavorativamente, e non ho nemmeno il tempo di farlo una volta che sono al di fuori.


Quelle volte che ho il tempo, che potrei dedicare a me, penso a distrarmi per tirarmi su di morale. Bilanciando all'atto pratico frustrazione e rimedi alla frustrazione, rimango allo status quo. E finisco a rodermi in stazione ad aspettare men esimo treno in ritardo.

Con la sensazione di averne persi tanti, di treni.
Di starne perdendo un altro.
Di perderne altri ancora, che mi guardano dal binario mentre sono salito sul treno sbagliato.

Voglia di scrivere

Cosa iniziare a scrivere? E' da anni che non penso a scrivere seriamente, e quando lo facevo ogni volta capitava che prendessi il foglio bianco, lo guardassi e non avessi nulla da scrivere se non cazzate o i soliti pensieri che in testa sono tanto fighi, e poi li scrivi e non è niente div eramente interessante. Perché quello che rendeva quelle scene, quelle descrizioni, quei ricordi immaginari, quei personaggi tanto affascinanti e maledetti erano le sensazioni che provavo in testa, sensazioni che si perdevano quando cercavo di traslare una immagine mentale in forma testuale. Nella forma testuale veniva resa una descrizione, ma tali soggetti e oggetti erano ben più della loro mera descrizione materiale.  
In questo modo, il significato di un soggetto trascende l'entità materiale del soggetto stesso.  

La problematica viene scavalcata se, invece di scrivere di quel che la mia mente produce autonomamente, cerco di scrivere quello che la mia mente riflette ed elabora dall'esterno. In poche parole qualcosa che sia un riferimento autobiografico, sia una serie di traslazioni testuali di pensieri relativamente coerenti legati tra loro che vertano su un determinato tema (come questi paragrafi che state leggendo, per esempio), oppure - cosa che forse sarebbe più importante e interessante per un lettore - quanto nel mondo scopro ogni giorno.  

Scoperta di un mondo che forse altri conosceranno benissimo, molto meglio di quanto ne possa conoscere la versione postpuberale di un ragazzino che scopre il mondo. Quello su cui conto è che, se proprio il mio modo di vedere le cose del mondo non interesserà a nessuno, che almeno riportando (o meglio cercando di riportare) quanto vedo io possa capire meglio quanto ho visto, o quantomeno avere un ricordo scritto dei fatti, delle sensazioni, delle riflessioni collegatevi.  

Sto scrivendo un diario? No. Sto scrivendo una serie di riflessioni? Forse. Non lo so nemmeno io. Questa non è del tutto una decisione ragionata, l'ho avuta e basta e dopo giorni di rimuginamenti casuali tra una fermata di un treno e l'altra ho deciso di farla una sera in cui di nuovo l'insonnia (comandata) comanda invece del sonno prima di andare a rompermi le palle stagiste. 

Nota: non so se questo testo segna il mio ritorno da blogger, o se sarà invece un libro. Forse sarà solo un esperimento temporaneo, come tanti (tipo la storia di Ermeteuse, che penso non finirò mai). Il mio personale zeitgeist mentale è questo, il mio cervello ha bisogno di ragionare e rimuginare sulle cazzate fatte viste e cosa peggiore di tutte non fatte e non viste.

giovedì 23 maggio 2013

Nel Frattempo



Uso sempre più i social network per esprimere i miei brevi pensieri, scusatemi.
Però, come da titolo:


  1. Mi sono laureato. Da oggi potete chiamarmi Dottore in Scienze Sociali per la Globalizzazione.
  2. La mia tesi (che poi si chiama "elaborato finale", ma vuoi mettere?) è stata una grande esperienza, vi basti sapere che l'ho realizzata con questa gente qua
  3. Non ho ancora capito cosa fare dopo e in questo blocco ci sono ormai da un mese.
  4. Questo è il 100simo post!
Aggiornerò il post più avanti. Avrete capito che sono un po' con la testa fra le nuvole.


mercoledì 27 febbraio 2013

Ideaccie dell'una di notte

Penso che forse la prossima politica dovrà essere un po' più buddhista. Non considerare l'avversario politico e il relativo come un maligno o uno stupido ingannato, e soprattutto trattare il potenziale elettore come un suo pari. I recenti fenomeni sembrano dimostrare che la soluzione non è la ghettizzazione, ma l'individuazione di preferenze "in area grigia" da portare verso la propria area politica di riferimento. Altrimenti, l'odio reciproco separerà sempre gli elettorati al punto che la disillusione verrà cavalcata a razzo da un terzo venuto. A questo punto l'irrazionalità e il caos domineranno davvero. Ma come risolvere la contraddizione tra un bipolarismo riconosciuto come inutile/nocivo  e un multipolarismo indefinito? Spiacenti, l'illuminazione fornitami dal Buddha Sakyamuni finisce qui.

martedì 5 febbraio 2013

Recuperando vecchie cose


Secondo voi è giusto vivere in una società che mina in modo così aggressivo l'individualità di ognuno? Scusate in caso la troviate strana, interpretatela come volete, vorrei solo le vostre risposte..

Ti sbagli: secondo me la società attuale premia semmai l'individualismo. Non fermarti a guardare i dettami delle industrie dell'intrattenimento e della moda. La società attuale, sebbene nelle infinite differenziazioni locali (poiché sebbene siamo tutti occidentali non siamo certo tutti americani) fornisce certo un indottrinamento conformistico alle giovani generazioni (meno la mia di più la tua - tra parentesi è inquietanti sentirsi ancora giovanissimi ma ritrovarsi ad avere a che fare con ragazzini più piccoli ma già capaci di ragionare quasi al nostro pari), ma generalmente il comportamento massivo viene richiesto solo come collante sociale in situazioni estreme o di necessità sociale-politica (politica: guerra militare o culturale; sociale: contrapposizione con masse migranti). Solamente all'esterno, insomma. Dentro il sistema, ci si regola come si vuole. Ma l'atteggiamento individualista dettato dall'iper-liberismo economico è sotto gli occhi di tutti. Insomma per farla breve quando penso al sistema economico "attaccare l'individualismo" diventa una cosa assurda :3 la vita economica è diventato un "ognuno pensi per sè".

Per quanto riguarda noi gggiovani, non è nè giusto nè sbagliato - è semplicemente naturale. Nessuno guida la nostra evoluzione sociale come un novello demiurgo; siamo noi che per natura ci aggreghiamo in comunità e isoliamo gli altri individui che si vedono colpiti da un finto conformismo. Che altro non è invece che un eterogeneità vista da troppo vicino.




Non ricordavo nemmeno di avere questo post tra le bozze... chissà da quanti mesi è qua fermo.

Tradurre "liberismo"

Interessanti riflessioni "linguistiche", mentre elaboro il progetto di ricerca della mia tesi tecnicamente si chiama "elaborato finale", ma vuoi mettere il bullarsi dicendo "sto scrivendo la tesi"?.

Sostanzialmente il "liberismo", termine esecrato da ogni parte nella sinistra italiana e non italiana, è una parola in lingua italiana. Il termine inglese pare sia stato introdotto da Giovanni Sartori, un finissimo politologo ma a quanto pare scarso economista. Su questa ultima affermazione in effetti potrei esser d'accordo, la nozione di labour/capital abundant me la ricordo ancora.

Questo articolo è parecchio illuminante sulla questione. Intorno a questa parola si è costruita una serie di mitemi che non corrispondono per forza al significato stesso della parola e al suo carico semantico e simbolico. Va detto però che questo accade spesso in politica e in economica: le parole vengono usate al di là del loro significato - se ne hanno uno - o per la precisione vengono usate con un carico emotivo attribuito da chi le usa. Insomma una parola ha il significato implicito che gli da' chi la pronuncia. 

In questo modo se Vendola da' del "liberista" a Berlusconi, tutti a sinistra concordano perché conoscono il "liberismo" come quella "tag cloud" di parole maledette (mercato sregolato, demolizione del welfare, privatizzazione, etc.) quando volendo uno potrebbe obiettare che Berlusconi non sia liberista perché nelle sue iniziative di governo ha spesso facilitato l'uno o l'altro settore. 

Questo ultimo elemento in realtà introduce ad una schizofrenia del neoliberismo emersa continuamente (e che ho studiato in un interessantissimo corso sui processi della globalizzazione) per la quale nonostante il quadro attuale sia formalmente neoliberista, in situazioni di crisi una grande azienda può richiedere con successo l'intervento dello Stato in ambiti finanziari, legislativi, di politica estera. 

Forse mi sono spinto un po' oltre con i collegamenti... tornando al discorso iniziale, ho il sospetto che negli USA "liberalismo", che qui in Italia ha un significato collegato a "liberismo", sia una parola usata invece da quella che chiameremmo "sinistra" (è difficile parlare di sinistra e destra, quando si parla degli USA).

Per concludere? Forse una conclusione non c'è. Come al solito le parole vengono usate a seconda di chi le pronuncia, del contesto di riferimento, di quello che si vuole ottenere. Alcune parole vengono create ex novo, altre vengono deviate dal loro significato originale, altre - o tutte - vengono male interpretate. 


Edit. A quanto pare questo è il mio 100simo post. Auguri a me :)

lunedì 26 novembre 2012

Renzi è di destra ?

  • é stato renzi a dire l'altro giorno che alla cgil non dovrebbe esser permesso dire no quando si fanno gli accordi con confindustria; 
  • è renzi che ha detto oggi che spera che arriverà un giorno in cui la cgil non esprimerà giudizi sulla politica dei candidati del centrosinistra;
  • è renzi che spaccia come una manna dal cielo il codice ichino e la flex security, ignorando che in itaglia funzionerebbe solo in lombardia 
  • è renzi che era per il nucleare prima del referendum, ora è contro;
  • è renzi che dice che si ispira a blair, ignorando che il blairismo ha tradito il labour ed è stata rinnegato da milliband (il fratello buono che ha vinto, non quello cattivo che ha perso le primarie);
  • è renzi che era per l'accordo di pomigliano di mago marchionne;
  • è renzi a non avere un'idea una per l'europa, vedi il suo programma dove c'è scritto che quello che funziona meglio in europa è l'erasmus(?), chiunque creda che abbia più chance di bersani di imporre qualcosa a bce o merkel è un ritardato;
  •  è renzi che dice che tutti i soldi che servono si troveranno vendendo patrimonio statale; è renzi quello che ha raccolto più soldi di tutti in contributi per le primarie, quasi 60 mila euro più di bersani però poi dice che la sua è stata un campagna impossibile contro tutto e tutti;
  • è renzi quello che l'ha buttata in caciara fin dall'inizio dicendo peste e corna delle regole, senza contare che ora col ballottaggio che prima non c'era e che sarà di nuovo aperto a tutti quelli che si vogliono registrare ha tutte le possibilità di ribaltare il risultato, senza il ballottaggio non avrebbe avuto neanche questa chance. 

Ho trovato questa piccola lista su internet. Liberi di dirmi se e dove  è errata.

sabato 16 giugno 2012

Appuntamenti di Giugno: RIO+20 e il G20

Sì lo so non scrivo da un po'. Sono successe molte cose interessanti e altre sono rimaste un po' le stesse. Ne parlerò un'altra volta :)

Mi sembra che nei telegiornali sono tutti troppo impegnati a parlare della Nazionale (penosa quanto lo schifo che mi fa il suo portiere con apparentemente due pesi e due misure e gli scandali-scommesse ai quali reagirei con una bella chiusura degli stadi ad vitam) per parlare di cose un po' più concrete:

Prima di tutto RIO + 20 http://www.uncsd2012.org/ . A venti anni dall'ultima conferenza nella stessa città sullo stesso argomento, si tenta di tirare le somme sui successi (?) e sui dubbi (tanti) dell'applicazione di tutte le strategie per uno sviluppo sostenibile, mirando alla green economy come soluzione della povertà nel mondo e alla strutturazione delle infrastrutture istituzionali per garantirlo.

Vi sono 7 issues in discussione, con un minimo accordo generale. Vedremo come andrà a finire.

In seguito, il G20 in Messico. Non è il normale G8, stavolta tutti i leader di tutti BRICS e altri paesi emergenti sono al tavolo. Stavolta si fa sul serio, per stabilire una vera governance globale. Curiosamente i rappresentanti  mandati prima dei Leader politici a discutere si chiamano "Sherpa".

venerdì 2 marzo 2012

Riflessioni random, #12532

Una persona eclettica secondo wikipedia è chi pesca da diverse dottrine per formare una propria filosofia di vita. Mentre questo potrebbe fare sembrare che chi lo sia non abbia personalità, ci sfugge che se facciamo una affermazione del genere implicitiamo che chiunque guardi all'esterno per formare un proprio modo di vivere non abbia una personalità - ma dato che secondo me non esiste e non può esistere una personalità che viva isolata dal mondo e dalle idee degli altri, ne deriva che dare della "persona senza personalità" all'eclettico sarebbe un gesto piuttosto ipocrita e privo di obiettività. Certo, non che dalle persone ci si possa sempre aspettare razionalità e obiettività: non saremmo esseri umani se non fossimo irrazionali. Insomma, potremmo anzi dire che l'eclettico è quello più furbo perché va a pescare in più filosofie diverse senza restare incastrato in una. Potremmo riconoscere all'eclettico una superiorità, perché è capace di discernimento e di scelta di quello che sono i suoi valori. Del resto credo che così ci si debba regolare, nella vita: guardare il mondo, guardare noi stessi, e scegliere che cosa tramandare dell'uno e dell'altro (chi ha Giocato a Metal Gear Solid 2 credo sappia a che cosa mi sto riferendo) in noi stessi, e in futuro a chi verrà dopo di noi. 

Non ho una visione particolare di chi sia "eclettico", anche perché di solito uso questo termine in maniera dispregiativa o in maniera di critica. Diciamo che mi sarei potuto considerare eclettico, e per certi versi lo sono. Io sono quello che bestemmia come un senzadio ma che poi spende ore nelle chiese ad ammirare dipinti e statue, hai presente?


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Il mondo finisce ad ogni cambio di generazione. Alcuni se ne accorgono, altri non se ne accorgono, il resto se ne frega. Generazione su generazione il mondo lentamente cambia intorno a noi, e noi cambiamo il mondo. È sempre stato così, ora è solo un processo molto più veloce.

lunedì 19 dicembre 2011

Rapide parole che seguono lenti sentimenti

Passerà tutto, prima o poi. Ogni ostacolo, posto da sé stessi o da altri, è una lezione in più. E anche quando non si impara qualcosa, e si è semplicemente passati oltre come l'acqua con una roccia, rimane qualcosa in più. Si perde qualcosa, ma si guadagna altro. Solo il calore infinito della rabbia o il gelo totale della disperazione possono toglierci tutto: fino ad allora, la vita deve fluire in equilibrio.
Questo è quanto mi è uscito dalla tastiera subito dopo una veloce riflessione, qualche giorno fa. A distanza di qualche giorno ho notato che molti concetti non sono molto bene espressi. In sostanza,  la vita offre lezioni anche quando non ne offre alcuna direttamente. Anche quando non si riesce ad affrontare un ostacolo e superarlo con successo, rimane qualcosa dal quale potere trarre giovamento, lezione, beneficio. Anche quando pensiamo di avere perso qualcosa di noi stessi a seguito di un evento traumatico di qualsiasi genere, possiamo comunque ritrovare, riscoprire o scoprire ex novo qualche nuova parte di noi. Non è detto, però, che sia sempre così. Ma ho la sincera speranza che lo sia.

Il paragone della nostra esistenza con l'acqua nella sua forma liquida credo sia calzante, in questo senso. Così come alcune gocce possono perdersi e altre unirsi, è altrettanto vero che solo un grande calore o un grande freddo possono fermare l'esistenza, che è liquida ma tangibile: la rabbia eterna che ci scalda e fa ribollire muove caoticamente ogni parte di noi senza una direzione, e quindi perdiamo l'equilibrio necessario alla crescita, allo sviluppo, alla maturazione, ai corretti modi di vivere; la disperazione più totale ghiaccia e immobilizza il nostro flusso, di nuovo perdendo l'equilibrio necessario alla crescita, allo sviluppo, alla maturazione, ai corretti modi di vivere.

lunedì 3 ottobre 2011

Non è solo ricerca di Equilibrio...

Ma non è che sia solo una faccenda di equilibrio. E' una faccenda di non fare cazzate e di tenere conto delle conseguenze delle proprie azioni senza fare le cose alla leggera, ma contemporaneamente senza andare in paranoia. È rendersi conto che se già duemila anni fa due buddhisti chan (o zen che dir si voglia) cinesi in croce dicevano che bisogna considerare le reazioni naturali degli altri oltre chee proprie, una ragione c'è.

Il fatto è che se non si sa davvero che cosa si vuole dalla vita, o se ne si ha una idea abbozzata, c'è poco da rompere le palle a sé stessi e agli altri. E magari mettere in mezzo persone con le quali nelle tue vaghe aspirazioni oniriche faresti ben altre cose che, nella realtà, una lezione di psicologia inframezzata a una più grande lezione di vita e comportamento sociale, di autoscoperta tramite una rozza ma sinceramente spinta ermeneutica.

Ok dispiace e tutto ma forse è megli così. 'che se si han già tanti difetti e problemi e meccanismi e fili da dipanare, tanto vale non proferire parola su quello che il tuo talamo cerebrale suggerisce di pensare. Non che certe persone non sappiano già tutto, certamente. Sì insomma magari poi leggono questo testo e si dicono "seh, ma guarda che scemo, ancora a pensare a queste cose", e che cazzo ci posso fare se sono attratto da una persona. O se m'è venuta una cazzo di fissa da un anno a questa parte di come mi manchino delle cose, una autoillusione che alimento quotidianamente usando 'sta cazzo di internet. Ma vaffanculo, 'rcogiuda, ci credo che poi peggioriamo.

Alla faccia di Beppe Fenoglio e di Pasolini e dei CSI, perlomeno, l'irata sensazione di peggioramento m'è passata. Mi manca quella di miglioramento, che va e viene. Ma sempre per parafrasare, sarebbe il caso di lasciare fluire il dolore, perché se la felicità è senza fine sicuramente non ha degi bei ospiti in casa se ve sottostare a un lago di mortemale.

Continuo a pensare che se fossi omosessuale sarebbe tutto "più migliore", ma forse è un'altra illusione causata  da un singolo fatto/aneddoto cui costruisco sopra un intero castel come al solito.

martedì 20 settembre 2011

Cronaca africana

Un mio intervento sulle ragioni del sottosviluppo africano s'è trasformato in un compendio del modulo sull'Africa di un mio esame di politica. Beh, tanto vale riportarlo, no? La storia non è sotto copyright.

Rispondere a questa domanda richiede una enciclopedia.

Le ragioni fondamentali si possono anche ritrovare prima del colonialismo: gli stati africani erano spesso acefali e spesso nemmeno "stati", avevano un territorio non definito e nessuna autorità politica perché dato che è SCONFINATA, se a un gruppo di persone non andava di lavorare per un capo gli bastava andarsene ("vote with feet"). E dato che nessuno s'è mai fermato in forma stanziale e prodotto un surplus di produzione, non ci si è mai alzati più di tanto dal livello di sussistenza. E che sviluppo vuoi avere, così?

Successivamente il colonialismo ha sancito il disastro. Risorse materiali depredate, infrastrutture costruite solo a beneficio del trasporto dalle miniere/foreste/whatever direttamente ai porti, condizione di segregazione, politica che benché in due declinazioni differenti (centralizzazione e assimilazione per i francesi, cooptazione e decentralizzazione per gli inglesi) si è sempre ritrovata funzionalizzata agli interessi di poche elites e per nulla allo sviluppo dello Stato in sé, che altro non era tra parentesi che due linee su una mappa che delimitavano solo chi depredava dove.

Ora vado a mangiare, poi ti dico il resto di quello che so io.

( Beh? Voi non mangiate mai? )

Allora. È chiaro ora che, date le premesse dell'epoca coloniale, è completamente assurdo aspettarsi che i neonati Stati africani dopo la fine del colonialismo potessero progredire nello sviluppo allo stesso modo dei paesi occidentali. Mancavano completamente le premesse: autorità statuale, presenza di classi sociali benestanti in numero sufficiente, infrastrutture, risorse di partenza. A questo si aggiunga che ripartire dal livello del nostro passato, per un Paese in via di sviluppo, significa non potere emulare il nostro modello di sviluppo. Negli anni Cinquanta si pensava che i PVS fossero "gli occidentali da piccoli", la storia ha dimostrato che questa visione era molto ingenua.

Il problema fondamentale emerso subito dopo la decolonizzazione è stato la sua classe politica. La maggior parte delle volte alle istituzioni democratiche costruite in fretta e furia dai bianchi si sono sostituiti governi di diversa composizione e orientamento politico, ma spesso caratterizzati dall'idea classica "per ora faccio una dittatura, ma è per avere una società nuova in seguito, sisi" con diverse forme di ricostruzione culturale che vedeva il passato precoloniale come un bengodi democratico e redistributivo. Ho detto redistributivo? Volevo dire patrimonalista. Ci sono stati casi di Presidenti che dedicavano al proprio segretariato il 90% del budget statale, e il resto al settore industriale (e gli agricoltori? Abbandonati).

E che sviluppo vogliamo avere, così?

In seguito le diverse guerre civili hanno peggiorato la situazione; la cosa è degenerata in particolare nei Paesi dove si trovano commodities richiestissime sul mercato internazionale (un esempio per tutti: il Coltan, materiale composito dal quale dipendono tutte le nostre masturbazioni sui lucidissimi schermi in HD dei nostri smartphones).

Il flusso enorme di aiuti internazionali è la ciliegina sulla torta dei guai africani: elargiti per aiutare lo sviluppo, in pratica l'hanno rallentato. Sia per predazione da parte dei governi, sia perché si innescava spesso un giro perverso per il quale lo Stato veniva tenuto su solo dai finanziamenti. Chi cazzo ha voglia di investire nello sviluppo, quando con due mitragliate davanti alla CNN arrivano i sesterzi?

In breve: diverse concause tra le quali attività predatorie dei bianchi e dei neri, sedute sugli allori, conflitti etnici.

giovedì 8 settembre 2011

Sul bisogno di un social network

FB risponde a diverse esigenze connaturate all'uso dell'essere umano di una struttura di rete acefala a velocità istantanea(sì, insomma, Internet): bisogno di comunicazione, di attenzione, di mantenimento dei contatti, di promozione sociale, di network economico-culturali (vedi teoria dell'embeddedness).


Finora, questi bisogno erano esauriti da una infinità di sistemi diversi: ma le persone, con l'informatica, non amano avere una infinità di standard. Vogliono l'here and now, e lo vogliono nel modo più economico ed immediato possibile.


Zuckenberg ha semplicemente creato un prodotto che potesse integrare quello che una volta era il rapporto tramite chat (su browser, su sistemi dedicati, su protocolli diversi come ICQIRCHTTPsarcazz, etc), mail. Il social network per quanto mi riguarda è solo il punto di arrivo di un qualcosa che fa parte dell'internet fin dal 1976.


E questo spiega perché ha avuto successo sia per la casalinga (al riguardo potremmo addirittura parlare di una seconda o terza "rivoluzione informatica", dopo il PC-IBM e la "fine delle dot-com facili") sia per il programmatore ASP-NET sia per Gerardo l'Idraulico (storia vera).


Questo imho, ma non credo di essere tanto lontano dalla realtà.




In breve: avevamo bisogno di un facebook e l'abbiamo avuto, ora sono cazzi nostri